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๐ Paolo e Francesca – Marianna io sono la Monaca di Monza
✍ Matteo Strukul
Questa volta vorrei parlare di due romanzi del medesimo autore che narrano le vicende di personaggi storici famosi, che tutti noi incontriamo nel nostro percorso scolastico, sin dalle scuole medie.
Si tratta di "Paolo e Francesca" e di "Marianna io sono la Monaca di Monza".
Strukul (l’autore) ci restituisce due storie senza tempo,
che conosciamo benissimo e che con molta fluiditร e scorrevolezza, ci incantano
e ci tengono incollati ai romanzi, davvero molto semplici pur nella complessitร
dei personaggi.
Il primo romanzo “Paolo e Francesca” di cui tutti conosciamo le tragiche vicissitudini e pertanto eviterรฒ il riassunto, รจ come anzidetto, davvero fluido e scorrevole, ci tiene avvinghiati pagina dopo pagina, in queste parole sospese fra la vita e la morte, fra la freddezza e la passione, fra l’innocenza e la colpevolezza.
Fin dalle prime pagine, senza volerlo, viene
naturale “schierarsi” con i peccatori (non che le altre figure siano esenti da
peccati) con chi non vuole chinare il capo di fronte a soprusi e a decisioni
prese da altri (Francesca), in un mondo violento, maschile dove il colore
predominante รจ il rosso sangue e tutte le decisioni prese/subite in virtรน di
ragioni politiche e dinastiche.
I luoghi immortalati da questa storia, la Romagna ed in
particolare il piccolo borgo di Gradara, sono un perfetto sfondo per questa
storia senza tempo, immortalata nel V canto dell’Inferno della Divina Commedia
di Dante, dove la parola amore va a braccetto con odio, rancore con perdono,
invidia con ammirazione, tradimento con fedeltร .
Ed i piani di lettura sono molteplici: Paolo e Francesca
sono sicuramente dei traditori, Paolo ha tradito il vincolo di sangue che ha
con la famiglia e il fratello, certo ma Francesca รจ stata tradita dalla
famiglia, perchรฉ raggirata e inconsapevole di chi avrebbe sposato, cosรฌ come lo
sposo Giovanni Malatesta, รจ stato tradito dalla natura che lo ha reso un uomo
non attraente e zoppo, al contrario del fratello. Diciamo che non tutto รจ bianco e nero,
molte sfumature e molte riflessioni in questa tragica vicenda, portano il
lettore a non schierarsi apertamente.
Una lettura fluida, per una vicenda che ancora oggi, pur non
avendo molte fonti storiche certe, continua a rimanere perfettamente e
tragicamente attuale.
๐“Sono talmente felice di poter leggere le novelle che mi
avete proposto che quasi non rispondo di me. Non potete capire. Io tocco le
pagine, fin quasi a consumarle, io mi consegno alle storie, imprimo nella
memoria le parole ed esse costruiscono un mondo per me” (Dialogo fra Francesca
e Fra Lupo)
Veniamo ora “Marianna – io sono la Monaca di Monza”. Ammetto dei due romanzi, รจ sicuramente il mio preferito.
Come l’autore stesso ci informa “Ci tengo a sottolineare, a scanso di equivoci, quanto tutti i fatti riportati in questo romanzo siano realmente accaduti e puntualmente riportati negli atti del processo: gli omicidi…i ricatti, i soprusi… sono tutti avvenimenti reali” questo romanzo รจ un insieme di forze malvagie, crudeltร , odio/amore, passione, tutte condensate tutte tremendamente vere e vissute, che mi hanno lasciato un senso di impotenza e nel contempo di orrore.
Tutti conosciamo, grazie al romanzo del Manzoni, la storia
della Monaca di Monza, e per certi versi, ho
sempre trovato questo personaggio, fra i piรน interessanti di tutto il
romanzo manzoniano. Eppure la storia, quella vera ci restituisce una figura
molto piรน complessa e difficile.
Marianna de Leyva entra in convento appena tredicenne e diviene Virginia Maria (vero nome della madre).
Viene rinchiusa dal padre e dalla zia per motivi dinastici, di opportunismo per non disperdere il patrimonio di famiglia. Mai una carezza, mai una parola dolce, mai amore per Marianna.
E forse, ma questa รจ una mia riflessione, รจ la prima pietra che viene posta sul cuore di Marianna/Virginia che segnerร la sua esistenza.
La tirannia, l’odio, la lussuria, il sangue, l’omicidio: nulla fermerร Suor Virginia Maria che, grazie ad alcune consorelle, si muoverร , all’interno del monastero di clausura, come una padrona, senza curarsi delle regole, ne ecclesiastiche men che meno morali.
E in questa caduta verso l’inferno, accelerata dalla conoscenza di Don Gian Paolo Osio, un signorotto che non pensa se non a se stesso, sprezzante, violento, che ottiene ciรฒ che vuole con ogni mezzo, lecito ma piรน spesso illecito, trascinerร altre suore oltre il buon nome della famiglia.
Marianna/Virginia, che ci racconta ogni dettaglio in prima persona, mentre
sconta la sua pena, murata viva in una cella “cinque braccia per tre”, tenterร
di giustificare ogni malefatta, affermando di essere posseduta dal demonio. Ma
il vero demonio, a mio avviso, lo ha coltivato lei stessa nel suo cuore, giorno
dopo giorno, alimentandolo con invidia, odio, ribellione, lussuria, incurante
della sua posizione, anzi abusando della sua posizione. Tutto perchรฉ le mancava
l’amore e lo ha preso, lo ha colto appena le รจ stato possibile, nutrendosi e
colmando tutto quel vuoto che la stava divorando.
E’ un bellissimo, crudo, cruento ritratto di un periodo
storico molto difficile per le donne, e di una donna vittima di se stessa, ma
anche di una societร patriarcale, dove le ragioni dinastiche decidevano la tua
vita.
๐“Lussuria, violenza, morte erano divenute le nostre tre
regine, signoreggiavano nei cuori neri che ci battevano nel petto” (Virginia
Maria)

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