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✍ ๐Œ๐จ๐ง๐ข๐œ๐š ๐Œ๐š๐ ๐ฅ๐ข

"Stamattina ho visto un cadavere nell'Isonzo e la cosa mi ha molto turbato"


"Ne vediamo cosรฌ tanti, ormai io ci ho fatto l'abitudine, la morte รจ di casa nella mia vita."

"Anche io ne vedo tanti, ma il pensiero di quel giovane che andava verso il mare, per sempre da solo, senza un nome e una tomba mi ha rovinato l'umore. (Dialogo fra Norberto e Francesco)

Ammetto la difficoltร  a dover recensire questo romanzo.

Il motivo รจ presto detto: Monica Magli, l’autrice, รจ una carissima amica e questo รจ il suo romanzo d’esordio che, in parte, ho visto prendere forma nella mente, negli appunti, nei dubbi, nelle conversazioni, che hanno portato alla realizzazione di questo sogno ad occhi aperti, ma lucidi, di Monica.

Quando finalmente ho potuto avere fra le mani la mia copia, รจ stata una emozione unica anche per me, ma ho cercato di essere il piรน oggettivo e distaccato possibile quando si รจ trattato di “affrontarlo” per la prima volta, integralmente.

A mio vantaggio c'รจ un particolare non trascurabile: il genere letterario; si tratta infatti di un romanzo storico, ambientato durante la I Guerra Mondiale, genere che di norma non leggo spesso.

Maggio 1917. I protagonisti principali sono il fante Norberto Ciotti contadino di Macerata, in guerra sin dal 1915 e l’infermiera volontaria Elisabetta Scherer, di famiglia benestante romana, ma di origine austriaca, che incroceranno le proprie vite in un luogo lontano e distante dalle loro origini, la campagna veneta, e dove la loro estrazione sociale, culturale, il loro passato verrร  completamente annullato dagli eventi tragici avvenuti sulle montagne del Carso, nelle trincee, dove fame, dolore e  morte la facevano da padrone.

Va sottolineata la minuziosa ricostruzione dei luoghi, delle trincee, della vita negli ospedali spesso improvvisati, delle battaglie che hanno fatto la storia del nostro paese e che l’autrice ha, con molto rispetto, narrato attenendosi scrupolosamente alla realtร  storica, catapultando il lettore in un periodo spesso dimenticato, ma che andrebbe riscoperto e studiato con maggior attenzione.

Le descrizioni nella vita di trincea o negli ospedali di fortuna, sono brutalmente reali tanto da sentire l’odore di morte, di sangue, di disperazione. Nulla รจ lasciato al caso.

Il romanzo si sviluppa a partire dal 1917 sino alla conclusione della guerra con la vittoria dell’Italia, passando per la disfatta di Caporetto, dove si incrociano le vite, oltre che di Norberto ed Elisabetta, anche quella di altri fanti come Pietro, Carlo, Nino, Fabrizio, giovani ragazzi a cui verrร  tolta, il piรน delle volte, la vita appena ventenni, e i cui corpi verranno lasciati nella “terra di nessuno” senza poter dare loro degna sepoltura; la vita di medici e infermiere come Ada o Elsa che, come i giovani che combattevano, rischiavano la vita ogni minuto e che lottavano non solo contro il nemico, ma anche contro la scarsa attrezzatura e conoscenza medica di allora, fra infezioni mortali e ferite spesso impossibili da curare.

Quando tutto sembra sbriciolarsi e andare in pezzi, sarร  l’amore a salvare le vite e le anime di molti di loro, che, alla fine della guerra, cambiati nell’aspetto e nell’animo, getteranno le basi per un nuovo mondo, un nuovo paese dove molti dogmi cadranno, cosรฌ come vecchie e radicate contese; saranno proprio i giovani che insegneranno alle generazioni che le hanno precedute, che un nuovo mondo piรน giusto ed equo รจ possibile solo superando vecchi ed granitici pregiudizi.

Romanzo scorrevolissimo che riesce a rendere partecipe il lettore; l’autrice รจ riuscita perfettamente a descrivere gli episodi lontani nel tempo attenendosi scrupolosamente alla ricostruzione in maniera semplice ma coinvolgente, tanto che man mano che la storia progredisce fra Norberto ed Elisabetta, ci si sente parte integrante della stessa, con alcuni colpi di scena imprevisti.

Lo suggerisco caldamente, non solo, come ho piรน volte rimarcato, per la minuziosa e rispettosa ricostruzione storica importantissima, ma anche per la parte romanzata davvero fluida e assolutamente verosimile che, a pensarci bene, potrebbe essere tranquillamente accaduta fra un fante, contadino di uno sperduto paese italiano, e una borghese crocerossina volontaria, nel lontano 1917.

Come direbbe qualcuno “Buona la prima”




 


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