๐๐ข๐ญ๐๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ข ๐๐๐ฅ ๐ซ๐จ๐ฆ๐๐ง๐ณ๐จ “๐๐ ๐๐ข๐๐ฅ๐ข๐จ๐ญ๐๐๐๐ซ๐ข๐ ๐๐ข ๐๐ฅ๐๐ฌ๐ฌ๐๐ง๐๐ซ๐ข๐” - ๐๐ฅ๐๐ฌ๐ฌ๐๐ง๐๐ซ๐ ๐๐๐ฏ๐๐ ๐ง๐ข๐ง๐จ
๐ “….ma da quelli sorgevano altri pensieri semplici: che stavamo portando mezzo patrimonio artistico italiano in Vaticano d’accordo con i tedeschi, e che se questi avessero voluto portarsi via tutto, avevano giร tutto assieme, imballato e catalogato: Venezia, e Milano, e Roma, e il meglio delle Marche; oltre a quanto era stato in un primo tempo a Montecassino: Napoli ed altro….” (Adriana)
๐ “L’Ordine Alfabetico! Questo รจ il piรน prezioso e sacro di tutti i libri” – disse mio nonno. Allora era cosรฌ. Oggi, quella convenzione, quell’artificio geniale, quell’organismo glorioso, insostituibile strumento di conoscenza alla nostra civiltร per molti secoli, appare in via di estinzione.
Quasi non serve piรน, se ci pensi. Chรฉ non รจ piรน necessario sfogliare
l’elenco dei telefoni nรฉ consultare i vecchi cataloghi a schede mobili delle
biblioteche. Perchรฉ oggi si digita la domanda, e la risposta appare su un
monitor.
Naturalmente, il programma del computer lo usa – ove gli sia stato
“messo dentro” l’ordine alfabetico, ma chissร che fra poco anche questo non
sarร superato.
Forse, un giorno, non lontano solo pochi pazzi come mio nonno
ricorderanno cosa era e a che cosa serviva, l’alfabeto. Cos’erano i libri, e
perchรฉ era necessario – e bello – disporli e tenerli in quel dato ordine:
unico, inderogabile, insostituibile. Dimenticheremo anche – salvo pochi –
com’era buono il profumo di una biblioteca.”
(dal romanzo "Le bibliotecarie di Alessandria" di Alessandra Lavagnino)

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